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Tra Intelligenza Artificiale e Accoglienza Ideale

Giulan. In Val Badia significa "Dio ti renda merito", e quando lo diciamo ci prendiamo il tempo di farlo con il tono giusto. Nessun algoritmo lo dirà mai. Il 2 agosto entra in vigore l'AI Act europeo: anche negli alberghi l'intelligenza artificiale funziona, e bene. Ma cosa non possiamo delegare a una macchina? Cosa resta, necessariamente, umano?


Il 2 agosto 2026 tutta l’Europa entra in una nuova fase applicativa dell’AI Act.
Negli alberghi l’intelligenza artificiale è già entrata da tempo, prima in punta di piedi, e ora ha un grande impatto sulla gestione delle varie fasi operative. Aiuta a dare un valore alla camera guardando al meteo, ci aiuta a capire quale prodotto è più adatto per pulire il pavimento in pietra della nuova sala colazione o per trattare i legni antichi delle nostre stües in cirmolo. In automatico l’AI traduce una mail dal giapponese, e forse qualche ospite ci stima così tanto da crederci fin troppo poliglotti. Un concierge digitale può rispondere alle domande più semplici senza dormire mai e senza mai stancarsi. E ancora, riconosce l’ospite suggerendoci la sua suite preferita, anche se non ci serve l’intelligenza artificiale per capire che la Suite Ernesto è la più ambita. Poi per fortuna Tatjana a colpo sicuro mette ancora il cuscino anatomico per il signor James che ha la cervicale che fa le bizze, e ancora Burama sa fare delle ottime crepes con un velo di marmellata di mirtillo. Certo non possiamo scrivere in ladino chiedendo la traduzione, ma quando avverrà, la nostra piccola lingua diventerà universale. Niente paura, noi ladini non conquisteremo il mondo!
Dicevamo però dell’AI Act. Una delle cose più interessanti della nuova legge è il fatto che i sistemi che interagiscono direttamente con gli esseri umani devono informare gli utenti della natura artificiale della comunicazione in corso; quindi, in sintesi, un concierge digitale o una chatbot che ci suggerisce come arrivare in reception dovrà dichiararsi tale, non fingendo di essere umano.
Il 2 agosto non è una data che riguarderà solo i legislatori e i burocrati, ma anche noi utenti, o spesso succubi utilizzatori, che ogni giorno, e sempre di più, decidiamo di delegare una fettina aggiuntiva del nostro lavoro a un aiutante artificiale. Ma quanto deve invece necessariamente restare a noi della realizzazione di uno scambio umano? Cosa non possiamo delegare?
L’intelligenza artificiale funziona. In molti casi funziona meglio e più in fretta di noi. L’algoritmo, macchina e non entità, sa lavorare. Ma le macchine sanno ospitare? L’efficienza ci farà rinunciare alla relazione?
Certo, rifiutare questi strumenti non è davvero possibile, rifugiarsi in una grotta atecnologica non ci è consentito, abitiamo il tempo intorno a noi e non possiamo escluderci dal corso della storia. Ed è vero che un aiutante artificiale ci libera del tempo, ma dobbiamo essere pronti a segnare un limite tra quello che va bene delegare e quello che dovremmo invece custodire.
Ospitare va oltre risposte immediate: forse è riuscire a leggere tra le righe di una mail, o nell’esitazione di una voce nella telefonata dell’ospite insicuro. Ospitare va oltre quella che in gergo è chiamata profilazione, ospitare è chiamare un ospite il giorno del suo compleanno e scherzare con lui, ospitare è conoscere un ospite e le stagioni della sua vita. Vederlo fidanzarsi, vederlo padre, vederlo nonno. Nessun algoritmo può replicare la memoria fisica di una stretta di mano al signor Baumann rimasto solo dopo cinquant’anni di matrimonio o di una pacca sulla spalla al giovane cuoco quando è appena stato rimproverato dal suo superiore.
In Val Badia grazie si dice giulan, dilan o iolan, a Ortisei de gra, a Cortina gramarzé e in val di Fassa dievelpai. Queste parole letteralmente significano “Dio ti renda merito”, e quando le pronunciamo ci prendiamo il tempo di farlo con partecipazione e con il tono giusto. Quando rendiamo grazie siamo umani e non possiamo delegare la nostra umanità a una macchina, seppur brava imitatrice.
L’AI Act può aiutarci a ricordare alcuni rischi impliciti nella sostituzione dell’Umano e cosa deve restare sotto la responsabilità di una persona e non di una macchina. Le nostre valli, che hanno fatto dell’ospitalità un mestiere antico quanto le case, hanno oggi l’occasione di rivendicare quella cura secolare. Un algoritmo calcolerà la tariffa giusta e tradurrà una frase, ci aiuterà persino a prevedere cosa desidereremo. Ma non riuscirà a giudicare la qualità di un tè oolong, non capirà i tempi di infusione e non riuscirà a emozionarsi di fronte a un gusto umami. E non dirà mai giulan, perché giulan non è un’informazione da elaborare. Giulan è la scelta umanissima e ripetuta di guardare negli occhi te, ospite, che tornerai a trovarci. Perché sai, ospite mio, io ti ricevo e ti accolgo, e sarò per te cura e gentilezza. E tu lo sarai per me, perché anche io ne ho bisogno.
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