LA NEWSLETTER DI MICHIL

Semi di un’altra stagione

Il fine stagione è un tempo di silenzio, cura e riflessione. Tra incontri, ringraziamenti e arrivederci, Casa Costa pratica turismo rigenerativo, seminando solidarietà e rispetto della Natura. Ogni gesto diventa seme per comunità e paesaggi, restituendo più di quanto ricevuto e preparando un futuro condiviso. Abbracciamo la primavera, pronti a continuare il cammino.

Ieri l’altro abbiamo chiuso le Case di montagna.

Via vai di collaboratori, anime felici? Chissà. È certo che tutti quei giovani, alcuni più, altri meno, guardano al futuro. E il futuro è tra un secondo. Giugno arriverà presto. Veloci passano le stagioni, e quante persone abbiamo incontrato?

Chiudere una Casa non è soltanto una pausa dal lavoro. È un rito rumoroso, azioni e pensieri verso chi è stato con noi, verso chi verrà e verso ciò che ci aspetta. L’oggi ci parla anche di una montagna che cambia, gli inverni si accorciano e aumentano i segni di un modello che per troppo tempo ha affidato il futuro delle Terre Alte a una sola idea di turismo. Dobbiamo iniziare a progettare luoghi che rispettino i limiti della Natura. Il clima diventa quindi una guida, non solo un problema.

Sentiamo ancora più forte il dovere di immaginare un’altra possibilità: una montagna viva oltre la monocultura, capace di affrontare il futuro anche quando la stagione si fa più fragile. In Toscana, invece, siamo aperti e questa alternanza ci piace: tanti dei nostri collaboratori sono sempre impegnati su tutte le Case e questo loro impegno, insieme a quello degli stagionali, ci permette di guardare con attenzione a quel che verrà.

Casa Costa segue una bussola chiara: l’Economia del Bene Comune, un modello economico che ci domanda perché agiamo. Avere abbracciato questo paradigma ci ricorda che ogni Casa è un giardino da curare e non uno spazio da consumare. E ci ricorda che ogni gesto è un seme: dignità, solidarietà, giustizia, trasparenza e cura della Natura non sono concetti astratti, ma la misura del lavoro. Ogni scelta economica, ogni decisione organizzativa dovrebbe contribuire a costruire un mondo più giusto, non soltanto un profitto momentaneo.

Il turismo rigenerativo è la nostra pratica quotidiana. Non si tratta solo di beneficiare di quello che la Natura ci ha donato: vogliamo restituire più di quanto riceviamo. E forse è proprio questa, oggi, la vera alternativa. Non inventare nuovi luna park in quota, ma restituire senso, equilibrio, lentezza e qualità ai luoghi. Perché, in fondo, il turismo rigenerativo è questo: non una teoria, ma una pratica quotidiana. 

È possibile nel nostro lavoro proteggere i paesaggi, ripristinare le sorgenti, curare i boschi e i sentieri? Sarebbe doveroso, certo, noi intanto proviamo a restituire alle persone: investiamo nella formazione, sosteniamo la comunità, creiamo spazi dove ogni collaboratore possa crescere e sentirsi valorizzato. Portiamo avanti progetti sociali, sosteniamo comunità locali, creiamo opportunità per chi è in difficoltà, proviamo a celebrare la memoria dei luoghi, tenendo in vita la nostra lingua e le nostre tradizioni.

Da oggi, qui nelle valli, torniamo a esserci solo noi abitanti. Tutto si fa più rarefatto, e sembrerà di entrare in un viaggio notturno e onirico, luce di Luna sulle Montagne, silenzi: il fine stagione non chiude, accompagna lontano.

Grazie, giulan, a tutti voi che in questi mesi siete entrati e avete lasciato il giardino migliore di come l’avete trovato. Grazie a tutti voi che entrerete ancora in questo nostro mondo che è anche il vostro. Perché solo un mondo di accoglienza potrà salvarci dalle bombe.

.m